"Il primo dovere prescritto da Dio ai Suoi servi è il riconoscimento di Colui Che è l'Alba della Sua Rivelazione e la Fonte delle Sue Leggi, Che rappresenta la Divinità tanto nel Regno della Sua Causa, quanto nel mondo della creazione. Chiunque adempie questo dovere raggiunge ogni bene e chiunque ne è privo è perduto, anche se abbia compiuto degne azioni. E' dovere di ognuno che giunga a questo sublime stadio, a questa vetta di gloria trascendente, di osservare ogni comandamento di Colui Che è il Desio del mondo. Questi doveri gemelli sono inseparabili; l'uno non è accetto senza l'altro. Così è stato decretato da Colui Che è la Sorgente dell'ispirazione divina".
"Ci conviene perciò compiere il massimo sforzo perché con l'invisibile aiuto di Dio questi oscuri veli, queste nubi di prove mandate dal Cielo, non c'impediscano di mirare la beltà del Suo Sembiante luminoso e possiamo riconoscerLo solo dal Suo Essere. E se dovessimo chiedere una prova della Sua verità, dovremmo contentarci di una soltanto, onde raggiungere Colui Che è la Sorgente prima della grazia infinita, Colui alla Cui presenza tutta la dovizia del mondo svanisce nel nulla; smetteremmo così di cavillare ogni giorno su di Lui e di essere attaccati alle nostre vane immaginazioni".
"Attesto che mi hai creato, nutrito, allevato, alimentato e sostenuto, sì che riconoscessi Colui Che è l'Aurora dei Tuoi segni e il Rivelatore dei Tuoi chiari pegni".
- Riconosco che non posso cambiare la mia vita se non cambio me stesso.
- Posso mutare la mia visione del mondo, ciò in cui credo, posso cambiare ciò che faccio e perciò modificare le situazioni intorno a me.
- Posso cambiare i modelli emotivi negativi, se li riconosco e onestamente li giudico e li trovo immaturi o indesiderabili.
- Riconosco le mie azioni e ne assumo le conseguenze.
- Saper riconoscere gli errori limita l'irritabilità.
- Riconosco gli errori come esperienze.
- E' essenziale e utile riconoscere che faccio ciò che ho deciso di fare. Riconoscendolo, aprirò una porta al cambiamento delle mie decisioni.
- Il peggior rimpianto non è quello di non aver colto un'opportunità, ma quello di non averla potuta riconoscere.