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martedì 25 marzo 2008

MORIRE - l'arte di

“O FIGLIO DELL’ESSERE SUPREMO!
Ho fatto della morte un messaggero di gioia per te. Perché ti duoli? Creai la luce perché diffondesse su te il suo splendore. Perché te ne schermisci?”
"Sappi per certo che se l'anima dell'uomo ha camminato sui sentieri di Dio, ritornerà e si unirà sicuramente alla gloria del Benamato".
“La comprensione dell’altra vita dipende dalla nostra nascita spirituale.”
“Quando i nostri giorni si stanno concludendo pensiamo ai mondi eterni, e saremo pieni di gioia!”
"Che la promessa del ricongiungimento negli eterni reami offra conforto a coloro che perdono i propri cari".
  • Una delle chiavi dell'arte di morire: lascia che ciò che è morto sia morto, o secondo la celebre e mai ben compresa espressione del Cristo, lascia che i morti seppelliscano i morti! Tu
  • Il segreto più prezioso della vita è imparare a morire, accettare la morte, lasciare che il passato muoia ogni giorno. 
  • La morte indirizza la vita su altri piani di esistenza con altri strumenti che ci permetteranno di realizzare lo scopo della vita, se non è stato realizzato in questo mondo.
  • La morte, come la nascita, fa parte della vita. Camminare consiste sia nell'alzare il piede sia nel posarlo. 
  • La nascita ci permette la vita su questo piano di esistenza, con gli strumenti che ci consentono, volendo, di realizzare lo scopo della vita. Questi strumenti sono il corpo, con i suoi sensi e i suoi organi, la mente e l'intelletto. 
  • Abbi sempre davanti agli occhi la morte e quando sarai coricato sappi che essa riposa ogni notte sul tuo cuscino.
  • Quella che noi chiamiamo vita, cioè il nostro soggiorno nel corpo che ha inizio con la nascita, e quella che chiamiamo morte, cioè il nostro soggiorno al di là del corpo fisico, sono legate da un solo grande filo: lo scopo della vita. 
  • Noi dunque temiamo la morte perché pensiamo di dover lasciare il nostro corpo, ciò che possediamo, la nostra posizione sociale, i nostri affetti. Ciò che invece dovremmo temere è il non aver utilizzato il tempo, gli spazi, la bellezza del mondo che ci circonda, i nostri valori di nascita, la nostra intelligenza, le meravigliose possibilità della nostra mente, il nostro corpo, i nostri affetti e i nostri sentimenti, l'entusiasmo, la meraviglia, l'amore, per entrare in contatto sistematico con il nostro essere, per entrare in contatto con Dio. E non dovremmo pensare a Dio solo come entità astratta, o come una persona separata da noi, lontana, inavvicinabile, e irraggiungibile, ma pensarlo realmente come colui che veste i panni dei nostri sensi sottili, delle nostre intuizioni più intime, delle nostre gioie, dei nostri dolori, dei nostri momenti facili e difficili, della natura, dei nostri sentimenti e della gente che ci circonda. Così dovremmo capire la realtà del mondo, la vera natura del modo. Così dovremo capire la nostra nascita e la nostra morte come momenti creati da Dio per poter entrare in contatto con noi stessi, con Lui. In quei momenti non abbiamo nulla da fare, non dobbiamo lavorare, guadagnare denaro, conquistare posizioni sociali, mangiare, bere, divertirci. Dobbiamo solo e soltanto vivere la nostra unità con Lui. Dobbiamo quindi essere certi che non vi è una sola buona ragione per temere la morte. Dovremmo pensare realmente che l'esperienza della morte è così naturale come  l'esperienza del sonno. Ciò che invece rende la morte travagliata, sofferta, temuta, sono le nostre resistenze, la nostra cattiva comprensione, i nostri attaccamenti.
  • Ricevere dai congiunti l'autorizzazione a morire e, soprattutto, dare a noi stessi la stessa autorizzazione.
  • Lo scopo della morte è permetterci di accedere al mondo dello spirito. 
  • Se in vita abbiamo lavorato per chiarirci le ragioni della morte e i suoi aspetti positivi, saremo in grado di accettare la nostra morte e quella di chi amiamo in qualunque modo essa avvenga. 
  • Vi sono due tipi di accettazione: una passiva, che consiste nel vivere la morte come il peggiore dei mali, ma tuttavia inevitabile. Vorremmo cercare in tutti i modi di evitare la morte, perché la riteniamo la nostra peggior nemica, ma la natura reclama i suoi diritti e a questi dobbiamo piegarci. Moriremo dunque in una accettazione dolorosa. Il secondo tipo di accettazione è attivo. Abbiamo ormai consolidato all'interno di noi le ragioni profonde dell'esistenza della morte. Siamo assolutamente certi che la morte sia una benedizione per l'uomo, così come è stata la sua nascita. Il cammino evolutivo ha assolutamente bisogno dell'alternarsi di questi due momenti nel ciclo della vita. Saremo quindi contenti di essere nati, contenti di vivere, contenti di vivere a lungo, contenti di morire. 
  • La morte ci trasforma in vita pura.
  • Solo nella certezza, nella assoluta convinzione che la morte, pur nel travaglio della più grande delle separazioni, si presenterà a noi come un momento di estrema positività, di grandi opportunità per straordinarie realizzazioni, solo in queste ricchezze, ormai scoperte e strutturare nei livelli più profondi della nostra coscienza, si potrà rivelare per intero tutta la nostra forza di amare il morente. Si possono dare certezze e non speranze; energia e non forza; compassione e non pietà; unione e non partecipazione; conoscenza e non timore; sicurezza e non incertezza. Si può essere con il malato anche al di là delle parole, che in quei momenti dopo tutto servono assai poco, con il nostro silenzio, la quiete della nostra mente, con il nostro amore e la nostra compassione, con il tocco della nostra mano, perché il nostro silenzio, il nostro sorriso, il nostro sguardo, il nostro tocco saranno veicoli sufficienti per far passare al morente ciò di cui egli ha veramente bisogno e cioè una presenza che sconfigga la sua solitudine. Non una compagnia soltanto, ma un compagno di viaggio che conosce il cammino, che lo ha vissuto ormai all'interno della propria coscienza mille e mille volte nel silenzio profondo della sua consapevolezza illimitata. 
  • “[...] ci vuole tutta una vita per imparare a vivere, e, ciò che forse ti stupirà di più, ci vuole tutta una vita per imparare a morire”.
  • Essere consapevoli che la vita non è costituita dai casi e dalle vicende di questo mondo e che il suo vero significato consiste nello sviluppo dell'anima.
  • C’è solo una scelta nel rapportarsi alla perdita: ti puoi indurire attorno all’assenza o ti puoi riposizionare e andare incontro al mondo.
  • È con l’anima che l’uomo ha a che fare in questa vita, perché essa è tutto quello che si porterà via quando l’abbandonerà. - Ruhieh Rabbani
  • Noi siamo solo la buccia e la foglia. / La grande morte che ognuno ha in sé / è il frutto attorno a cui ruota ogni cosa.
  • In troppi temono la morte e la considerano la peggior tragedia che capiterà loro; non sanno di cosa stanno parlando. Essa arriva come separazione da un corpo sfinito...Proprio come il corpo lascia il grembo materno quando vi è maturato, così l'anima lascia il corpo quando è arrivata alla perfezione. Dan Brown
  • Quasi universalmente, quando le persone ripensano alla propria vita sul letto di morte [...] desiderano aver trascorso più tempo con le persone e le attività che amavano veramente e meno tempo a preoccuparsi di aspetti della vita che, a un esame più attento, si rivelano poi così irrilevanti. Immaginarsi al proprio funerale permette di guardare indietro alla propria vita mentre si ha ancora la possibilità di apportare cambiamenti importanti.»